TRATTATO DI MEDICINA RESPIRATORIA VOLUME II

(Editore Piccin Padova)

A cura di Leonardo M. Fabbri Professore associato istituto di malattie dell’apparato respiratorio Università di Ferrara:

Presentazione dell’edizione Italiana prof. Luigi Allegra Professore Ordinario Istituto di Tisiologia e malattie dell’apparato respiratorio Università di Milano: prof. Alberto Ciaccia Professore Ordinario Istituto di malattie infettive e malattie dell’apparato respiratorio università di Ferrara

 

Capitolo 92 IL polmone nelle malattie immunosoppressive

Lowell S. Young, M.D.

 

INTRODUZIONE

 

CARATTERISTICHE DELL’OSPITE

EZIOLOGIA DEGLI INFILTRATI POLMONARI

CARATTERISTICHE RADIOLOGICHE DEGLI

INFILTRATI POLMONARI

PROGRESSIONE TEMPORALE DEGLI INFILTRATI

POLMONARI

AMBIENTE OSPEDALIERO

VALUTAZONE INIZIALE DEL PAZIENTE

TERAPIA ANTIMICROBICA EMPIRICA

DURATA DELLA TERAPIA

ALTRI ASPETTI DEL TRATTAMENTO

PREVENZIONE DELLE INFEZIONI

RIASSUNTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE

Uno dei problemi principali che il medico deve affrontare nel trattamento dei pazienti immunodepressi riguarda la diagnosi e la terapia di infiltrati polmonari in un paziente che sta peggiorando clinicamente. Spesso, tali pazienti hanno una malattia progressiva concomitante, come una neoplasia o la sindrome di immunodeficienza acquisita (AIDS).Questi pazienti possono essere stati trattati con chemioterapia intensiva che danneggia le difese dell'ospite, o possono essere stati sottoposti a trapianto d'organo con immunosoppressione. Lo sviluppo di infiltrati polmonari può essere un processo insidioso o presentarsi in moto acuto e con rapida progressione. Una delle componenti principali del problema clinico è il paradosso che c’è tra la facilità con la quale si può stabilire che qualcosa clinicamente non va la possibilità di eseguire un Rx del torace e di auscultare il torace e la difficoltà di porre una diagnosi eziologica di polmonite senza l’uso di procedure diagnostiche atte a studiare l’istologia polmonare o le secrezioni polmonari. Infatti, molta letteratura che riguarda le infezioni polmonari nell'ospite immunocompromesso si è rivolta ai molteplici problemi che insorgono nell'esecuzione di una diagnosi corretta delle probabili complicanze infettive. È chiaro, comunque, che il paziente immunodepresso, a seconda della rilevanza del deficit delle difese dell'ospite, può essere predisposto a molteplici complicanze infettive che colpiscono il parenchima polmonare. Inoltre, ci può essere, come nel caso di chemioterapia antineoplastica o di trapianto d’organo, una sequenza temporale abbastanza prevedibile nella quale possono essere anticipate le complicanze infettive dell’immunodepressione a carico del polmone. Dato che i polmoni sono il filtro della circolazione, sono una finestra appropriata per processi infettivi che possono coinvolgere virtualmente ogni parte del corpo. D’altro lato, infezioni respiratorie che iniziano nei polmoni possono diffondersi ad altri punti chiave dell’organismo, come le meningi, le ossa, gli organi addominali, il cuore e persino l'apparato urogenitale. Questo capitolo sottolinea l’importanza di un approccio orientato clinicamente alla valutazione ed al trattamento di infezioni polmonari che si sviluppano in situazioni di immunodepressione. Revisioni complete di questo argomento sono state pubblicate altrove. Il campo sta mutando continuamente, dato che sono stati riconosciuti nuovi patogeni, nuovi quadri morbosi e nuove sindromi Infettive. Tutto questo per non parlare dell’epidemia di AIDS in corso, che ci ha mostrato come una distinzione selettiva e/o un’alterazione di un singolo componente critico delle difese dell’ospite, possa predisporre ad infezioni. Dovute ad un diverso gruppo da patogeni come Pneumocisties carinii e microbatteri, ma stranamente non microrganismi che ci si potrebbe aspettare, come Nocardia o Listeria. Rimane ancora da chiarire perché alcuni problemi infettivi, particolarmente se colpiscono i polmoni, si sviluppino in alcune situazioni di immunodepressione e non in altre, per coloro che   studiano la patogenesi delle complicanze respiratorie conseguenti ad immunodepressione.

 

CARATTERISTICHE DELL’OSPITE

 

La Tabella 92-1 illustra quelle che potrebbero definirsi le conoscenze convenzionali riguardo le complicanze polmonari secondarie ad immunodepressione. È stato costruito uno schema concettuale ormai bene accettato sui tipi di alterazione delle difese dell’ospite, interventi terapeutici che possono mimare tali alterazioni intrinseche, ed alcuni dei microrganismi comunemente prevedibili come patogeni infettanti in presenza di alterazioni di ciascun componente delle difese dell’ospite. Uno schema di questo tipo è per sua stessa natura artificiale, e non considera il fatto che in una stessa malattia possano essere presenti alterazioni multiple. Ancora più importante è il fatto che la terapia farmacologica può causare severe esacerbazioni di un’alterazione preesistente. Ad esempio, la neutropenia funzionale che si ha in associazione con una leucemia acuta è nettamente, peggiorata dall’uso di agenti citotossici per eradicare le cellule neoplastiche del midollo osseo. Un altro aspetto di considerevole importanza, è che i difetti puri sono rari e molti tipi di farmaci che si usano oggi non sono selettivi nel danno al sistema immunitario. La leucemia acuta è conosciuta come un esempio classico di malattia nella quale è ridotto sia il numero che la funzione (durante la ricaduta) della serie neutrofila dei fagociti. Comunque, quando si somministrano corticosteroidi come parte della terapia di una leucemia acuta linfocitica dell'infanzia, uno dei più comuni processi infettivi documentati, anche durante lo stato di remissione, è la polmonite da P. carinii. Questa suscettibilità ad infezione da Pneumocystis è dovuta probabilmente all'uso costante di corticosteroidi nella leucemia acuta linfocitica. Fino a poco tempo fa, la malattia di Hodgkin era il miglior esempio di malattia con un difetto nella cosiddetta immunità cellule-mediata: l’interazione cooperativa fra fagociti mononucleati e linfociti helper attivati e citotossici. D’altra parte, la terapia attuale per la malattia di Hodgkin comprende molti farmaci chemioterapici a cicli e corticosteroidi. Un problema, ormai ben caratterizzato, nelle risposte anticorpali umorali o mediate da linfociti B, si sovrappone ad un difetto nativo nell’immunità cellule-mediata. I pazienti trattati aggressivamente per la malattia di Hodgkin con splenectomia, radioterapia intensiva e chemioterapia sono oggi più predisposti a infezioni batteriche dovute a microrganismi capsulati come lo pneumococco o L’Haemophilus influenzae.

Tabella 92-1. Compromissione delle difese dell'ospite, terapie che imitano un quadro di malattia

 E complicanze infettive

 

Difese dell’ospite

Leucociti polimorfonucleati.

 

 

 

Monociti/Macrofagi/Linfociti.

 

 

 

Anticorpi circolanti.

 

Barriere fisiche.

Malattia

Leucemia mielocitica acuta

 

 

 

Morbo di Hodgkin

AIDS

 

 

Mieloma multiplo

Leucemia linfatica cronica

Traumi, ulcerazioni

Danno vascolare

Corpi estranei

 

Terapia Ciclofosfamide Citaribina.

 

 

Corticosteroidi Ciclosporina Globuline antimiociti

Corticosteroidi

Antimetaboliti

Infezioni respiratorie Stafilococchi

Batteri gram-negativi Aspergillusus

Candida.

Micobatteri

Nocardia

Pneumocystis

Candida.

Pneumococci

Altri batter Incapsulati

 

Pertanto, una malattia caratterizzata da un difetto classico nell’immunità cellulo-mediata è stata trasformata o modificata dalla terapia in una entità nosografia nella quale noi dovremo prevedere problemi secondari ad alterazioni dell’immunità umorale. Si è ugualmente posta molta enfasi sul difetto dei T helper nei pazienti con AIDS. Comunque, studi più recenti puntualizzano l’esistenza di un’anomalia diffusa della regolazione immunitaria nell’AIDS, e la capacità di risposta anticorpale umorale sembra essere limitata in modo significativo. Questo si osserva nel caso della risposta anticorpale umorale alle infezioni, persino di natura disseminata come quelle dovute a micobatteri. I cosiddetti esempi puri di stati ipogammaglobulinemici, sono malattie come il mieloma multiplo e la leucemia linfatica cronica. Quando si tratta il mieloma con corticosteroidi, comunque, i pazienti possono divenire ancor più funzionalmente ipogammaglobulinemici, ed il paziente con mieloma può essere predisposto ad infezione dovuta agli stessi parassiti intracellulari che si hanno più tipicamente in caso di difetto dell'immunità cellulo-mediata. Chiaramente, i fattori predisponenti e gli effetti dell'intervento terapeutico riassunti nella Tabella 92-1, non comprendono alcuni importanti fattori predisponenti ad infezioni polmonari. Per quanto riguarda altri componenti delle difese dell’ospite, deve essere ricordato che quei pazienti, abbastanza rari, con difetti del complemento possono essere predisposti ad infezioni respiratorie da pneumococco, H. influenzae tipo B e Neisseria. L’anomalia nelle difese dell’ospite può non essere di natura immunologica. Sappiamo che traumi, ulcere della mucosa superficiale orale, insufficienza vascolare e corpi estranei possono essere importanti fattori non immunologici predisponenti ad infezione. In pazienti con ulcerazione orale e tracheobronchiale grave o ostruzione, può venire aspirata la flora orale e l’inoculo risultante depositato nei polmoni non contiene soltanto la flora orale normale aerobica ed anaerobica, ma spesso contiene anche bacilli gram-negativi. È ormai ben accertato che una precedente colonizzazione del tratto superiore dell’apparato respiratorio predispone o è correlata allo sviluppo di polmonite da gram-negativi. In presenza di ulcerazioni e/o ostruzione tracheobronchiale, possono venire aspirati o inalati microrganismi che possono trovare un ambiente di crescita nel parenchima, polmonare. Una protesi endotracheale o di tracheostomia, può costituire un corpo estraneo persistente e creare lesioni all’albero tracheobronchiale con successive ripetute aspirazioni. Comunque, non è necessario che il corpo estraneo riguardi direttamente l’apparato respiratorio. La polmonite batteriemica è generalmente molto meno comune se l’infezione respiratoria avviene per via aerogena, piuttosto che ematogena. Comunque, l’uso crescente di cateteri vascolari a permanenza e di cateteri venosi centrali, può creare un focolaio di infezione intravascolare con conseguenti emboli settici che migrano e provocano infarti settici. Bisogna inoltre aggiungere a questa discussione sui fattori dell’ospite, il concetto che alcuni tipi di neoplasia possono trasformarsi in un altro tipo. L’evoluzione di mieloma multiplo o malattia di Hodgkin in leucemia acuta è stata, sfortunatamente, ben descritta e può essere posta in relazione agli effetti di una chemioterapia intensiva sul sistema emopoietico. In una situazione di questo tipo, i processi infettivi che si potrebbero prevedere sono quelli più tipicamente associati con la malattia che sta sopravvenendo.

EZIOLOGIA DEGLI INFILTRATI POLMONARI

 

II Capitolo 35 di questo libro si occupa delle generalità dell’approccio diagnostico alle infezioni polmonari. La Tabella 92-2 elenca quei microrganismi che dovrebbero essere, come possibile eziologia, compresi nei più importanti raggruppamenti tassonomici, e riassume inoltre le cause non infettive di infiltrati polmonari. L’elenco è dettagliato ma non è certo completo. I clinici hanno ovviamente cercato in questi ultimi anni di identificare le situazioni che sono più correggibili e, pertanto, la maggior attenzione è stata rivolta verso i processi batterici. Fra le polmoniti batteriche le più importanti sono quelle causate da cocchi gram-positivi e bacilli gram-negativi. Le polmoniti da pneumococco sono tipicamente collegate a deficit dell’immunità umorale; le infezioni con deficit della funzione fagocitaria sono collegate a polmoniti gravissime, spesso di natura rapidamente progressiva, dovute sia a Staphylococcus aureus che a bacilli gram-negativi. La polmonite, da Legionella può essere acuta o può essere un’infezione più cronica che comprende consolidamento lobare o segmentario (per lo meno all’inizio), ed una serie di manifestazioni sistemiche. Le infezioni da Nocardia possono presentarsi con qualsiasi quadro radiologico, anche se, in genere si presentano come quadri di tipo cavitario o con morfologia di tipo infiltrativi a carattere segmentario. Sebbene si confidasse nella scomparsa progressiva da micobatteri, tale tendenza si è dimostrata vera soltanto per la tubercolosi in era pre-AIDS. Desta, notevole preoccupazione la crescente importanza delle micobetteriosi antipiche, sia a livello polmonare che come malattia disseminata, negli ospiti con depressione immunitaria. Questi microrganismi si ritrovano con aumentata frequenza nei pazienti con infezione da HIV. Il più importante dei virus patogeni elencati   nella Tabella 92-2 è il citomegalovirus (CMV). Questo membro del gruppo degli herpes virus è forse il singolo virus opportunistico più importante nei pazienti portatori di trapianto d’organo o sottoposti ad intensa chemioterapia antineoplastica. Ha un ruolo certamente importante come agente infettante primitivo o secondario nei pazienti con AIDS. L’Herpes simplex è una causa frequente di lesioni nell’orofaringe e, talvolta, nell’esofago; la polmonite è comunque relativamente rara, sebbene sia stata descritta a seguito di intubazione endotracheale prolungata. Gli adenovirus e il virus varicella-zoster possono provocare gravi infezioni polmonari nell’ospite immunocompromesso, con quest’ultimo sensibile alla terapia con acyclovir. I patogeni fungini elencati nella Tabella 92-2 stanno assumendo importanza clinica crescente. Nonostante la Candida sia di gran lunga il più importante fungo opportunistico patogeno nei pazienti immunocompromessi, una polmonite da Candida pura è un evento relativamente raro. L’interessamento polmonare della specie di Candida è spesso parte del quadro di malattia disseminata con coinvolgimento di quasi tutti i principali apparati. L’inalazione è la via principale di infezione da Cryptococcus, Mucor, Aspergillus ed altri miceti opportunistici elencati nella Tabella 92-2- Dai polmoni l’infezione si può estendere ad altri parti del corpo. È corretto affermare che l’istoplasmosi e la coccidioidomicosi dovrebbero essere fortemente sospette; in pazienti immunocompromessi con una storia, di possibile esposizione a causa di residenza in un’area endemica. Non di rado l’esposizione può essere avvenuta molti, anni prima della riattivazione; è pertanto molto importante una accurata anamnesi occupazionale e dei viaggi. Tra i parassiti uno è di particolare importanza come problema clinico: Pneumocystis carinii. Il Toxplasma è spesso elencato tra le cause di malattie, polmonari anche se questo è, un evento molto raro. Sembra vera la stesa conclusione per amebiasi e ascaridiosi, per quanto riguarda il loro, interessamento polmonare, almeno che il paziente non abbia avuto una chiara storia di esposizione geografica. Sebbene nella Tabella 92-2 siano evidentemente messi in risalto i processi infettivi, le cause non infettive che possono provocare infiltrati polmonari sono molto importanti per il clinico che cerca di interpretare la radiografia del torace in relazione agli eventi clinici. L'edema polmonare, infatti, sebbene sia generalmente considerato un processo diffuso, può essere piuttosto localizzato; la stessa cosa si può dire per la polmonite da radiazioni, quando si presenta con un’area ben definita di danno polmonare secondario alla terapia. Le lesioni polmonari indotte da farmaci citotossici, possono essere una causa crescente di infiltrati non specifici; è ormai ben noto che alcuni farmaci possono provocare fibrosi polmonare (vedi Capitolo 74 per una discussione dettagliata). La trasfusione di globuli bianchi eterologhi può provocare reazioni da leucoagglutinine nei polmoni e può essere causa di deficienza respiratoria acuta. Raramente, la lisi di cellule leucemiche nel parenchima del polmone può causare infiltrati polmonari. L'emorragia polmonare può presentarsi come opacità radiologiche diffuse o localizzate che costituiscono un problema interpretativo per il clinico. Non è sempre facile distinguere fra le lesioni da radiazioni o da farmaci e polmonite interstiziale aspecifica (PIA, detta anche polmonite interstiziale idiopatica) o polmonite organizzata. A volte la polmonite interstiziale aspecifica è la conseguenza di un ritardo nelle indagini diagnostiche invasive, poiché la terapia empirica e la diagnosi ritardata portano ad un mancato isolamento dei microrganismi. In quest’epoca di intenso trapianto di organi, la polmonite interstiziale idiopatica aspecifica è diventata il problema dei clinici e degli anatomopatologi. Nel paziente sottoposto a trapianto del midollo queste alterazioni aspecifiche possono essere il risultato del condizionamento con radiazioni, con o senza gli effetti della malattia da rigetto sul polmone. Un tipo di incompatibilità tissutale fra donatore ed ospite ancora poco definito può essere il fattore scatenante iniziale della malattia da rigetto. La polmonite interstiziale aspecifica viene, inoltre riconosciuta sempre più come una complicanza dell’AIDS La possibilità che microrganismi ancora non identificati siano la causa di infiltrati polmonari costituisce un problema ancora irrisolto. L’esperienza con la legionellosi, e più recèntemente con le infezioni da Chlamydia ci insegna che dovrebbero essere sospettati come responsabili i germi patogeni emergenti. Un naturale passo avanti nella diagnosi potrebbe comunque essere compiuto per mezzo di nuove tecniche di colorazione o con nuovi metodi di coltura. La revisione del materiale istopatologico dei casi di polmonite interstiziale diffusa negli anni precedenti il 1970, quando la pneumocistosi non era una patologia largamente riconosciuta, con uso di colorazioni a base di sali d’argento, ha spesso rivelato, infatti, la presenza di tipiche forme cistiche. Comunque, non ci sono state probabilmente cause importanti di diagnosi mancata di infezione polmonare in pazienti immunocompromessi da quando è stata identificata la Legionella. Anche la legionellosi si manifesta sporadicamente in focolai epidemici nosocomiali, e la sua associazione con la polmonite nei pazienti immunodepressi è molto variabile.

 

Tabella 92-2. Eziologia degli infiltrati polmonari nei pazienti immunocompromessi

 

Agenti infettivi

(Cause)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cause non infettive

   

 

 

 

 

 

 

Cause sconosciute

Batterici

 

Staphylococcus aureus

Streptococcus pneumonite

Batteri gram-negativi

Legionella nocardia

Chiamydia

 

Virali

Citomegalovirus

Virus Herpes simplex  

Adenovirus

Virus varicella-zoster

 

Fungini

Crypiococcus 

Asperglllus

Mucormicosi                                        

Candida

Trichosporin

Petriellidium boydii

Histoplasma

Coccidioidomicosi

 

Micobatterici

M. tuberculosis

M. avium

M. kansasii

 

Parassiti

Pneumocystis

Strongyloides

Toxoplasma

Entamoeba histolytica

Ascaris

Edema polmonare

Lesioni polmonari citotossiche  farmaco-indotte

Polmoniti/fibrosi da radiazioni

Leucostasi

Reazione da leucoagglutinine

Diffusione di una neoplasia primitiva

Lisi di cellule leucemiche

Emorragia polmonare               

Polmonite Interstiziale aspecifica, o polmonite organizzante

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARATTERISTICHE RADIOLOGICHE DEGLI INFILTRATI POLMONARI

Una delle massime cliniche più largamente accettate è che è pericoloso fare una diagnosi eziologica di polmonite sulla base della cosiddetto modello di identificazione degli infiltrati polmonari. Questa massima non è certamente meno appropriata se si parla del paziente immunocompromesso con polmonite. D’altra parte, a scopi didattici, i principi discussi in questo paragrafo e riassunti nelle Tabelle 92-3 e 92-4, sono utili come basi per un approccio iniziale del paziente. Questi principi costituiscono comunque soltanto una base per aiutare il clinico nel formulare una decisione diagnostica. La Tabella 92-3 cerca, di riassumere gli aspetti radiografici degli infiltrati polmonari in pazienti immunocompromessi e include sia i processi infettivi che quelli non infettivi. Per il clinico uno dei quadri più allarmanti è quello costituito da infiltrato diffuso accompagnato dal reperto di ipossia e di dispnea. Ai primi posti tra le possibilità diagnostiche, per il medico che segue pazienti neoplasici o con AIDS, deve essere considerata una infezione da P. carinii. Un’infezione da citomegalovirus può essere altrettanto frequente ed è spesso una compagna di viaggio nei pazienti infetti da Pneumocystis. Comunque, si devono prendere in considerazione 4 possibilità tra le cause non infettive: edema polmonare, polmonite interstiziale aspecifica (PIA), polmonite da farmaci, linfangiocarcinomatosi. Le cause meno frequenti di polmonite diffusa sono elencate nella Tabella 92-3. A volte le lesioni cutanee forniscono la chiave interpretativa per il quadro polmonare, come nel caso del virus varicella-zoster. Emorragie parenchimali e metastasi leucemiche parenchimali possono essere altre cause di infiltrati polmonari diffusi, ma la natura della malattia di base per sé fornisce poche possibilità interpretative sull’eziologia precisa del quadro radiologico. Bisogna osservare che il Pneumocystis compare in tutte e tre le colonne della Tabella 92-3. La presentazione di gran lunga più frequente è quella di un infiltrato diffuso anche se esistono esempi ben documentati di lesioni nodulari o cavitarie o di addensamento lobare da Pneumocystis. Laspergillus presenta una frequenza quasi simile. Dopo una presentazione iniziale come un processo lobare infettivo le lesioni da Aspergillus possono scavarsi queste lesioni cavitarie possono avere infiltrati diffusi. È un concetto erroneo comune che l’infezione polmonare da Legionella si manifesti come polmonite diffusa. La legionellosi in stadio avanzato può presentarsi come consolidamento multilobare, ma le lesioni iniziali sono quasi sempre segmentane o lobari. Caratteristiche della nocardiosi sono le lesioni nodulari o cavitarie, anche se sono stati ben descritti sia l’interessamento lobare che la presenza di infiltrati diffusi nella malattia avanzata.

 

PROGRESSIONE TEMPORALE DEGLI INFILTRATI POLMONARI

 

 

Se il riconoscimento delle caratteristiche costituisce un utile esercizio diagnostico iniziale nella valutazione degli infiltrati polmonari, un’altra valutazione importante in questo approccio diagnostico è rappresentata dalla determinazione della velocità con la quale si sviluppano questi infiltrati (Tabella 92-4). Non è necessario sottolineare che i processi batterici acuti, come quelli dovuti a Legionella, Pseudomonas, Staphylococcus e Pneumococcus, possono causare infiltrati che fioriscono nell’arco di una notte. Si potrebbe includere il Pneumocystis carinii nello stesso gruppo, ma una verifica più accurata del tempo medio intercorrente fino alla comparsa di sintomi diagnostici suggerisce che probabilmente due settimane di presenza di infiltrato polmonare con sintomi, sono più tipiche dell’infezione da Pneumocystis. La comparsa improvvisa di polmonite interstiziale è più frequente nel paziènte immunocompromesso più grave, nel momento in cui si inizia a calare il dosaggio dei corticosteroidi. Il clinico deve comunque pensare ad altra eziologia, non infettiva, come una tromboembolia polmonare acuta e le reazioni da leucoagglutinine che possono confondere il quadro diagnostico, nel caso di processi che presentano una rapida progressione (vedi Tabella 92-4). L’Aspergillus a causa della sua tendenza ad interessare i vasi polmonari, può avere una progressione più veloce di quanto si pensasse in precedenza, anche se di solito è presente una lesione iniziale che può rimanere abbastanza quiescente prima di avere un rapido sviluppo. La polmonite tubercolare può essere rapidamente progressiva nell’arco di una settimana; in situazioni di immunodepressione severa, è più frequente un andamento subacuto anziché torpido.

 

Tabella 92-3. Patterns radiografici di infiltati polmonari in pazienti immunocompromessi

 

Quadro radiologico

Cause comuni

Cause meno comuni

Diffuso            

 

 

 

 

 

 

 

 

Nodulare o cavitarie

 

 

 

 

 

Segmenti/Lobare

Pneumocystis                  

Cytomegalovirus

Edema polmonare

PIA*

Iatrogene

(indotte da farmaci)

Carcinomatosi

Linfangitica

 

Cryptococcus

Nocardia                     

Ascesso polmonare batterico

Neoplasia

Aspergillus

 

Batteri, inclusa nocardia

Cryptococcus

Mucor

PIA*

Emboli polmonari

Cryptococcus

Aspergillus

Candida

Emorragia

Interessamento

Leucemico

Virus varicella-zoster

Reazione di

Leucoagglutinine

Legionella

Emboli settici

(Pneumocystis)

 

 

 

Tubercolosi

Virali

Legionella

Polmonite da

Radiazioni

(Pneumocystis)

Infezioni miste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*PIA =polmonite interstiziale aspecifica)

 

È importante, oltre al criterio della rapidità con la quale una lesione compare all’Rx del torace, il concetto della comparsa temporale, cioè di quando, nel corso del trattamento di un paziente, si potrebbero prevedere alcune complicanze infettive. Per esprimere il concetto in altro modo, il clinico deve essere a conoscenza di quando è più probabile che si manifesti un processo infettivo. Lo sviluppo di infezioni batteriche acute nei pazienti neoplastici sottoposti a chemioterapia, coincide evidentemente con la massima riduzione del numero dei neutrofili circolanti. Durante la somministrazione di cicli ripetuti di polichemioterapia si ha, di solito, un periodo in cui c’è la caduta dei neutrofili ed è in questo momento che sono probabili le infezioni batteriche acute come quelle da P. aeruginosa e da bacilli gram-negativi più resistenti. Solitamente i microrganismi gram-positivi che sono meno resistenti (streptococchi, stafilococchi) compaiono nelle prime fasi di induzione per neoplasie ematologiche; le polmoniti fungine si riscontrano più tipicamente in pazienti nei quali la chemioterapia convenzionale non è stata efficace ed il numero dei tentativi di indurre, remissione, è aumentato. Ci sono alcune eccezioni degne di nota al concetto che il rischio di infezione è maggiore nei periodi di massima, depressione immunitaria. I pediatri che si occupano di oncologia pediatrica hanno riconosciuto da tempo che la polmonite da P.   carinii associata alla leucemia linfatica acuta è di solito una malattia della fase di remissione.

 

 Tabella 92-4. Progressione temporale degli infiltrati polmonari in pazienti immunocompromessi

Progressione rapida

Subacuta

Insidiosa

Cause infettive:            Batteriche

                                        (Soprattutto gram-negativi

                                        S. aureus, Legionella)

 

Cause non infettive.    Tromboemboli

                                          Emorragia

                                          Edema polmonare

                                          Reazione da leucoagglutinina

Pneumocysties

Aspergillus, mugor

Petriellidium

Cytomegalovirus

Pneumocysties

Nocardia

Cryptococcus

Tubercolosi

Iatrogeni

Tumore

Indotti da radiazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La polmonite da Pneumocystis tende a presentarsi, tipicamente, nel momento in cui si riduce il dosaggio dei corticosteroidi durante la chemioterapia di mantenimento. Ironicamente, quindi, questa importante complicanza infettiva si manifesta quando c’è una riduzione nell’effetto antiinfiammatorio degli steroidi. Questa osservazione non significa che i corticosteroidi potrebbero essere utili per evitare l’infezione da Pneumocystis, dato che è chiaro che gli steroidi favoriscono questa complicanza. La conoscenza che una riduzione dell’effetto antiinfiammatorio degli steroidi può innescare la comparsa clinica di infezione da Pneumocystis, ha portato all’uso cautelativo di profilassi con trimetoprim-sulfametossazolo nel momento in cui si riduce il dosaggio degli steroidi. Nei pazienti con AIDS l’infezione respiratoria che si presenta più tipicamente, all’inizio, è chiaramente la polmonite da Pneumocystis. Di solito è più tardivamente che patogeni come citomegalovirus, Toxoplasma, Mycobacterium avium (ed altri mico-batteri) e Cryptococcus si manifestano a livello polmonare o di altri organi. È stato scritto molto sulla sequenza temporale delle complicanze infettive polmonari a seguito di trapianto d’organo. L’esperienza di più vecchia data è quella del trapianto renale, per il quale è stata ben identificata e descritta da Rubin e coll. La   sequenza temporale delle malattie infettive. Young ed altri, hanno descritto la sequenza temporale delle complicanze infettive conseguenti a trapianto di   midollo osseo. La Figura 92-1 è un tentativo di sintetizzare la comparsa temporale delle complicanze infettive a seguito di trapianto d’organi, o dopo la somministrazione di farmaci citotossici, o terapie immunosopressive. Anche se si ammette che questo tentativo, è costituito da una serie di importanti generalizzazioni, può essere ancora utile sottolineare le somiglianze interessanti che si hanno tra i ricoverati di trapianto renale e di midollo. Il giorno zero è quello in cui si esegue il trapianto. È ovvio che infezioni preesistenti possono comunque subire esacerbazioni durante le fasi di condizionamento (di immunosoppressione) che si usano prima del trapianto di midollo. Sono possibili processi infettivi correlati a fattori meccanici o a corpi estranei in qualsiasi momento se sono presenti questi elementi favorenti. Le infezioni da accesso venoso a permanenza, come ad esempio una infezione da stafilococchi attorno ad un catetere venoso, possono. Provocare emboli settici che colpiscono il polmone. Nel periodo acuto subito dopo il trapianto, particolarmente in pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo, sono frequenti le infezioni da stafilococchi coagulasi-positivi e da bacilli gram-negativi (compresa la legionellosi). Il periodo di maggior rischio per le infezioni da Nocardia è un po’ più tardivo (2 mesi). Con quello per la tubercolosi. Nonostante un trapianto d’organo possa essere stato eseguito con successo, uno dei pericoli persistenti nei pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo o di rene è una sepsi gravissima da pneumococco di tipo B, che si può avere mesi o addirittura anni dopo l’intervento di trapianto. Nel trapianto di midollo osseo, la presenza di queste complicanze suggerisce un deficit immunitario persistente ed è una indicazione all’immunoprofilassi con vaccini disponibili, come il vaccino antipneumococcico. Le infezioni fungine che si sviluppano proprio attorno al periodo del trapianto (ed al nadir della conta leucocitaria) sono solitamente dovute all’Aspergillus. Infezioni micotiche da Candida correlate a cateterismo venoso possono presentarsi, come è prevedibile, in qualsiasi momento. Pazienti provenienti da aree nelle quali sono presenti le micosi epidermiche, coccidiomicosi e istoplasmosi vanno di solito incontro ad attivazione o riattivazione della malattia dopo due mesi.  Anche la malattia da Cryptococcus è una complicanza abbastanza tardiva, ciò suggerisce che sì riattivi un’infezione polmonare acquisita in precedenza e confinata in un criptococcoma di dimensioni troppo piccole per esser visto alla radiografia del torace prima del trapianto.

 

H. simplex

 

Criptococci

 

Varicella zoster

 

Polmonite idiopatica

 

Reazioni di rigetto

 

Stafilococchi

 

Nocardia

 

Gram-negativi

Incl. La Legionella

 

Tubercolosi

 

    0                  30             60                  90                        120                   Ritardate

                                                Giorni

 

Pneumocysties

 

Adenovirus

 

VIRUS

 

ALTRI

 

FUNGHI

 

PARASSITI

 

CMV

 

Aspergillus

 

Pneumococchi

H. Influenzae

 

Batteri incapsulati

 

BATTERI

 

Infezioni correlate

 

ALTRE CONSIDERAZIONI. (Infezioni preesistenti: fattori condizionanti comprese le radiazioni)

Figura 92-1. Quadro schematico dell’intervallo di tempo che intercorre, dopo un trapianto d’organo, e dopo terapie citotossiche, o immunosopressive, prima che si sviluppi un’infezione delle vie respiratorie, o un’altra complicazione polmonare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è puntualilizzato che il periodo di maggior rischio per le infezioni dal citotomegalovirus, e da Pneumocystis nei pazienti sottoposti a trapianto di midollo è di rene sono molto simili. Questo periodo di maggior rischio si ha tra i 30 ed i 120 giorni dopo il trapianto nel paziente trapiantato di midollo osseo questo periodo è quasi sempre dopo l’attecchimento. Sebbene il periodo di attecchimento coincida con una diminuzione del rischio per le infezioni batteriche acute, corrisponde anche al periodo in cui è più elevata la possibilità di polmonite interstiziale. In accordo con la sequenza temporale illustrata nella Figura 92-1, si ritiene che 30-40 giorni siano il periodo richiesto per la riattivazione di una infezione precedentemente latente (ad es., Pneumocystis o citomegalovirus). Anche le infezioni da adenovirus si manifestano dopo questo periodo di tempo di riattivazione. L’infezione da virus varicella-zoster comunque, che quasi tutti ritengono un processo di riattivazione, compare di solito dopo 100 giorni e talvolta dopo un periodo lungo fino a parecchi anni dopo il trapianto. Come indicato nel diagramma, il periodo di maggior rischio per la polmonite cosiddetta idiopatica coincide con quello per le infezioni da Pneumocystis e citomegalovirus. Si è molto discusso se queste polmoniti diffuse idiopatiche (polmoniti interstiziali aspecifiche) rappresentino una infezione respiratoria dovuta ad un microrganismo non ancora identificato. Dato che la polmonite idiopatica spesso si manifesta in pazienti con malattia del trapianto verso l’ospite ed i regimi di condizionamento comprendono radioterapia e farmaci che possono provocare reazioni o tossicità polmonare, un’ipotesi alternativa, anche se parzialmente correlata, è che la polmonite idiopatica o interstiziale aspecifica sia una manifestazione di malattia del trapianto verso l’ospite in polmoni già danneggiati o condizionati da farmaci o radioterapia. Il fatto che questa complicanza sia rara nei trapianti fra gemelli monozigoti rende più credibile l’ipotesi che l’istocompatibilità possa predisporre agli infiltrati polmonari idiopatici.

 

AMBIENTE OSPEDALIERO

 

È implicita nel concetto di sequenza temporale di immunosoppressione ed eventi infettivi, l’idea che clinico trovi un approccio utile nella distinzione tra malattia acquisita i ambiente ospedaliero. La maggior parte dei casi di legionellosi sono ancora contratti in ambiente extraospedaliero anche se sono stati segnalati focolai epidemici ospedalieri, di una certa importanza.  Pazienti ospedalizzati per periodi prolungati tendono ad essere colonizzati da bacilli gram-negativi, più resistenti. A seguito di ciò, l’aspirazione dei contenuti orofaringei aumenta il rischio di polmonite da gram-negativi, come è stato ben documentato dagli studi di Lorber e Swenson. Alcuni centri di cura per i pazienti immunodepressi, come quelli con unità di trapianto midollare, hanno notato che la severità dei problemi dovuti ad infezione da Aspergillus sembra essere in relazione con il numero delle spore di Aspergillus presenti nell’aria ambiente. Pertanto, una informazione clinica utile, nell’ambito della valutazione del paziente, è  costituita dalla posizione geografica del paziente  stesso al momento in cui è stato infettato (o subito  prima dell’infezione). Due ulteriori importanti concetti sono quelli di infezione mista e sovrainfezione. L’infezione mista che si ha con citomegalovirus e Pneumocystis è stata ben descritta. Non è raro che un processo batterico sia seguito da sovrainfezione fungina. Sia nei soggetti normali che nei pazienti immunocompromessi, è possibile osservare una infezione che è inizialmente virale e che è seguita da una complicanza batterica. I medici devono sempre più tener conto del ruolo delle sovrainfezioni, finché i pazienti rimangono neutropenici o in qualsiasi modo immunodepressi. Il trattamento dei pazienti immunocompromessi ad alto rischio, nei reparti di terapia intensiva, può predisporre ad un’infezione batterica dopo l’altra. Il processo batterico iniziale è causato solitamente da microrganismi più sensibili agli antibiotici, cui seguono i bacilli gram-negativi, più resistenti, ed infine i miceti opportunisti.  Fra i patogeni gram-negativi, di solito, le infezioni con i bacilli più antibiotico-sensibili come E. coli e Klebsiella precedono quelle dovute a P. aeruginosa, Serratia e specie Enterobacter. Fra i funghi opportunisti bisogna temere, soprattutto Aspergillus, Mucor e Trichosporon, nei pazienti con neutropenia marcata. È interessante rilevare che una polmonite da Candida pura o isolata è un’entità relativamente rara.Questo è abbastanza strano considerata l’alta, probabilità di aspirare nel parenchima polmonare le specie di candida che albergano nel cavo orale. La candiasi polmonare, quando si presenta, è di solito parte di un quadro di malattia disseminata da candida. Probabilmente le infezioni da citomegalovirus sono quelle che rivestono maggiore importanza nel trattamento dei pazienti sottoposti a trapianto d’organo. Non bisogna, comunque, trascurare il fatto che un’infezione da citomegalovirus può far seguito ad una trasfusione massiva in pazienti sottoposti ad interventi chirurgici maggiori, e può costituire quindi un problema ancor più grave nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco ed epatico. Gli studi epidemiologie mettono in relazione l’infezione alle trasfusioni di sangue intero o di emoderivati come i granulociti: pare che il rischio di infezione sia maggiore in caso di trasfusione di sangue o di trapianto d’organo da un donatore sieropositivo ad un paziente sieronegativo. È inoltre possibile la riattivazione di una infezione quiescente o latente a seguito di trasfusione di granulociti: si ipotizza che ciò sia dovuto ad una reazione allogenica. Qualunque sia il contesto, l’inizio di un’infezione da citomegalovirus è di solito subacuto o insidioso. E frequente la comparsa iniziale di infiltrati a disposizione peribronchiale o alveolare; in una zona abbastanza circoscritta del polmone anche l’infezione può coinvolgere tutti i lobi polmonari. Il rischio di infezione da citomegalovirus è particolar mente elevato in pazienti sottoposti a trapianto d’organo quando si sviluppa la malattia del trapianto verso l’ospite.

 

VALUTAZONE INIZIALE DEL PAZIENTE

 

 

La valutazione del paziente immunodepresso con infiltrati polmonari non è differente, all’inizio, da quello di un ospite normale con polmonite acquisita in comunità. Di solito il paziente si presenta con; febbre, tosse o dispnea ed alcuni sintomi che possono essere riferiti ai polmoni. È possibile che l’esame obiettivo non rilevi zone di ottusità o rantoli, anche se la tachipnea, la dispnea e la tosse, di solito non produttiva suggeriscono l’interessamento polmonare. L’esame obiettivo all’ingresso può svelare un’area di malattia semplicemente sulla base dell’auscultazione. In alcuni pazienti può essere difficoltosa la diagnosi differenziale fra edema polmonare, alterazioni da radioterapia, ed inizio di polmonite massiva. Agli studenti in medicina si insegna classicamente che è preferibile, eseguire, una colorazione di Gram ed un esame colturale dell’escreato; nessuno può negare l’importanza di questi esami; anche se spesso il paziente con grave immunodepressione  può avere scarsa tosse, può essere ansioso, apprensivo e scarsamente collaborante, e deve essere convinto e stimolato per ottenere un campione di escreato utile. Le tecniche per l’esame e la valutazione dell’escreato sono discusse nel Capitolo 26.  Non c’è bisogno di sottolineare che un campione di escreato ben eseguito, ottenuto con tosse profonda, rappresenta un materiale di valore diagnostico straordinario. L’esame dell’escreato dovrebbe essere eseguito rapidamente in un laboratorio con buona esperienza nella colorazione e nell’esame di vari tipi di strisci. L’esame di un campione di escreato fresco è molto utile nella ricerca di funghi. In passato è stata sconsigliata la ricerca di pneumocisti con colorazioni di Giemsa o impregnazione   argentica, di Weigert, o con crystal violet, a causa   della bassa resa in pazienti neoplastici o sottoposti a   trapianto; oggi si sa che un attento esame dell’escreato in pazienti con AIDS porta spesso alla diagnosi di Pneumocystis. Nel paziente gravemente ammalato, l’esame obiettivo e l’esame dei campioni di escreato non dovrebbe richiedere più di10-15 minuti. Uno degli aspetti più rilevanti dell’esame con colorazione di Gram è la ricerca dei neutrofili e macrofagi alveolari, che confermano la   validità del campione; infatti, la presenza di cellule   epiteliali è indice di contaminazione con componenti dell’orofaringe e suggerisce che il risultato deve essere interpretato con grande cautela. Fra gli esami di routine da richiedere sono   consigliabili una radiografia del torace in proiezione antero-posteriore e laterale ed una emogasanalisi (quest’ultimo esame non è probabilmente essenziale nella valutazione iniziale a meno che il paziente non sia gravemente dispnoico). Stranamente, alcuni   pazienti che si presentano dispnoici, febbrili ed ipossici possono, avere pochi addensamenti polmonari anche se una scentografia con gallio (che richiede 1-2 giorni) può svelare una malattia diffusa   come; ad esempio la pneumocistosi. I metodi per la diagnosi di infiltrati polmonari tramite esami invasivi sono descritti nel Capitolo 29: è sufficiente dire che noi preferiamo un approccio diagnostico aggressivo per i pazienti con una Po2 arteriosa inferiore a 60 mm Hg. Qualsiasi paziente con polmonite diffusa, ipossia e tosse non produttiva dovrebbe essere considerato immediatamente come candidato per un esame diagnostico invasivo a meno che non sia presente un sospetto ben circostanziato sulla natura della malattia in corso e/o sull’infezione opportunistica. Per i paziènti con infiltrati polmonari diffusi e segni di insufficienza cardiaca congestizia, come una cardiomegalia, e altri dati di sovraccarico idrico ed edemi periferici, è possibile differire la diagnosi definitiva attendibile mediante biopsia polmonare o broncoscopia attuando una terapia con dosi generose di furosemide, un diuretico ad azione rapida. La diminuzione della dispnea e la scomparsa dei rantoli auscultateli depone a favore della diagnosi di edema polmonare piuttosto che di polmonite interstiziale. È nostra opinione che si debba eseguire soltanto una manovra diagnostica definitiva, l’indagine da attuare dovrebbe essere una biopsia polmonare a cielo aperto, prestando la necessaria attenzione alla preparazione del paziente ed al controllo di qualsiasi alterazione dell’emostasi. D’altra parte, è molto aumentata l’esperienza con nuove metodiche di indagine, come la biopsia transbronchiale ed il lavaggio broncoalveolare; queste indagini invasive potrebbero, pertanto, essere considerate come alternative.

 

TERAPIA ANTIMICROBICA EMPIRICA

 

 

Alcuni clinici consigliano l’inizio di antibiotici ad ampio spettro per almeno 48 ore, con o senza trimetroprim-sulfametossazolo nel paziente immunocompromesso, anche prima che sia stata intrapresa una procedura diagnostica invasiva. Tale terapia empirica avrà, probabilmente, una scarsa possibilità di ovviare ai risultati di una proceduta diagnostica se quest’ultima è eseguita entro 24-48 ore. Comunque, un problema clinico comune e che, per svariate ragioni, la procedura diagnostica è ritardata. Nel frattempo un paziente può peggiorare o migliorare. Se il paziente migliora c’è meno urgenza nel determinare le cause degli infiltrati polmonari, mentre se il paziente si aggrava, si va incontro a tentativi disperati di aumentare la terapia antimicrobica. Ciò che; sembra essere necessario è un piano clinico attentamente pianificato ed attuato; un piano clinico in cui le illusioni siano eliminate e i passi successivi sono stati interpretati per stabilire l’eziologia di infiltrati polmonari prima che il quadro clinico sia confuso da tossicità da  farmaci, ulteriore deterioramento clinico, e complicazioni iatrogene. Ci sono pochi sostituti al giudizio clinico: il rapido inizio della febbre alta con infiltrati polmonari localizzati suggerisce un’infezione acuta batterica piuttosto che da Pneumocystis. L’immagine radiologica caratteristica, come sottolineato nella Tabella 92-3, può tuttavia suggerire altri processi come la legionellosi e una superinfezione fungina. Probabilmente ci sono poche basi iniziali per cominciare una terapia empirica antifungina a meno che il quadro radiologico non sia abbastanza suggestivo come una polmonite cavitaria acuta o lo sviluppo di infiltrati polmonari nonostante il trattamento antibiotico ad ampio spettro. Per le patologie batteriche acute questo autore preferisce iniziare con una combinazione di antibiotici beta-lattamici e un aminoglicoside. Le combinazioni ad ampio spettro, come ceftadizime più tobramicina e ceftadizime + amikacina possono essere alternative a piperacillina + tobramicina o  ticarcillina + tobramicina. L’affidabilità di potenti agenti ad ampio spettro della classe beta-lattamici, come l’imipenem, è un’ulteriore opportunità per controllare la progressione di una polmonite da gram-negativi. È interessante notare che la combinazione di trimetroprim + sulfametossazolo ha effetti su un’ampia varietà di microrganismi gram- positivi e gram-negativi, e la risposta clinica e radiologica a questa terapie empiriche non dovrebbe essere considerata una prova dell’eziologia di una malattia (batterica vs parassitica).

 

DURATA DELLA TERAPIA

 

Poche cose sonò incerte nella medicina clinica come la durata del trattamento per un paziente immunocompromesso che abbia infiltrati polmonari, a prescindere dal fatto che l’eziologia di questi infiltrati sia nota o meno. La durata convenzionale della terapia per le infezioni respiratorie, che va da 10 giorni a 2 settimane, può essere abbastanza inadeguata per il paziente che abbia neutropenia grave e persistente o grave deterioramento dell’immunità cellulo-mediata. Per lo stesso discorso, è stato ben dimostrato che quando compare una polmonite opportunistica per esempio nel paziente con neoplasia ematologica, un improvviso miglioramento nello stato di quella malattia, per es., con il raggiungimento di remissione, causa un cosi spiccato miglioramento nelle difese dell’ospite, che la terapia antibiotica specifica non è necessaria. Un esempio di questa situazione era riportata in uno dei primi casi istologicamente documentati di polmonite da Aspergillus complicante la terapia di una leucemia acuta. Quando si ottenne la remissione della malattia, gli infiltrati polmonari si schiarirono (radiologicamente) anche senza anfotericina B. Nel paziente con polmonite da gram-negativi, gli infiltrati polmonari possono schiarirsi lentamente, spesso nell’arco di più di due settimane, ma il microrganismo può persistere nel secreto o nello sputo per molti mesi a seguire. Chiaramente continuare a trattare tale colonizzazione sarebbe un errore. Una regola generale dovrebbe essere di continuare il trattamento per un periodo che va da 4 a 7 giorni dopo la defervescenza, e seguire la risoluzione della maggior parte degli infiltrati polmonari. Comunque, la risoluzione ritardata degli infiltrati polmonari è stata riconosciuta da tempo nella terapia pneumococcica, così come sembra accadere in alcuni casi di polmonite da Pneumocystis carinii.

 

ALTRI ASPETTI DEL TRATTAMENTO

 

Nutrizione parenterale, intubazione ed ossigenoterapia, trattamento dell’infezione extrapolmonare (che potrebbe propagarsi al polmone): e introduzione di cateteri che possono causare emboli al polmone, sono anche considerazioni importanti nel trattamento del paziente con infiltrati polmonari.

 

PREVENZIONE DELLE INFEZIONI

 

È questo un argomento straordinariamente ampio che comporta un numero di problemi (o questioni) controversi. La profilassi antibiotica può essere ampiamente efficace in certe strutture, come le unità oncologiche dove la terapia antimicrobica viene usata per prevenire polmoniti da pneumocystis. Comunque, la crescente incidenza di resistenza ad alcuni farmaci profilattici che sono comunemente usati dovrebbe essere un ammonimento a non riporre una cieca fiducia in tali misure. L’uso di spray topici antimicrobici è stato oggetto di attenzione, ma in quel particolare caso si è rivelata un problema l’insorgenza di sovrainfezioni batteriche complicanti. Benché siano disponibili a scopo profilattico agenti topici antifungini ed antivirali, c’è scarsa evidenza che questi possano prevenire polmoniti da virus e miceti opportunisti. Si deve enfatizzare l’evitare complicazioni quale, ad esempio, la polmonite da aspirazione. Lasciando in sito cateteri infetti si rischia lo sviluppo di emboli settici al polmone. Relativamente poche complicanze infettive sono realmente dovute a microrganismi trasportati per via aerea, ma quando si verificano legionellosi o Aspergillosi, queste complicazioni possono essere devastanti. L’uso di sistemi di filtrazione dell’aria o il trattamento di pazienti in stanza a flusso aereo luminare, possono contribuire a prevenire o migliorare questa sorgente di infezione aerea. I vaccini nella prevenzione delle infezioni respiratorie sono di natura sperimentale, ma dovrebbero essere considerati per infezioni pneumococciche ed infezioni virali. Nello stesso modo l’uso di immunoglobuline ha una giustificazione sperimentale ma poche evidenze che mostrino che può aiutare nel corso di un ricovero o prevenire malattie in pazienti ipogammaglobulinemici. L’isolamento del paziente può avere benefici indiretti nel limitare contaminazioni da contatto. Ma, a meno che non ci sia un dispositivo accoppiato di filtrazione dell’aria, ogni manovra appare difficilmente utile per un effetto profilattico contro infezioni aerogene.  Una infezione da Legionella in ambiente ospedaliere potrebbe favorire un contagio interumano, e l’efficacia, profilattica di un macrolide in questo ambito è incerta. Tuttavia, sono d’obbligo indagini epidemiologiche per determinare la sorgente della contaminazione aerea da legionellosi.

 

RIASSUNTO

In molti pazienti con immunodepressione, lo sviluppo di infezioni respiratorie opportunistiche rappresenta il colpo di grazia di un andamento clinico progressivamente ingravescente. La conoscenza della malattia principale e dei più comuni agenti opportunistici è essenziale per la gestione del paziente. L’approccio iniziale al paziente immunodepresso che sviluppi polmonite non è sostanzialmente differente da quello del paziente con normali difese immunitarie, ma la sopravvivenza è strettamente correlata alla rapidità con la quale gli accertamenti clinici vengono effettuati e una terapia appropriata viene iniziata. Alcune revisioni hanno evidenziato l’alta mortalità nelle polmoniti bacillari gram-negative e fungine nei pazienti immunodepressi. È probabile che la guarigione clinica sia correlata sia alla rapidità con la quale viene iniziata una terapia appropriata, che all’abilità di far regredire o migliorare la malattia evidenziata.