MEDICINA INTERNA: VOLUME PRIMO
Titolo originale: Internal Medicine 2° edizione 1998. Editoriale
Grasso Bologna.
Capitolo
N° 75. Malattia polmonare
interstiziale diffusa
A cura
del DR: Ruy V. Lourenco, Christopher S. Garrard Curatore della edizione
Italiana delle malattie del polmone: Prof. Antonio Strano Professore ordinario
di medicina interna Università Tor Vergata di Roma
Le
malattie polmonari interstiziali sono caratterizzate da alterazioni che
coinvolgono inizialmente l'epitelio alveolare e le cellule endoteliali,
l'interstizio di supporto e, in misura minore e variabile, altre strutture
vascolari e vie aeree. Esse formano un eterogeneo gruppo di patologie, alcune
delle quali conseguenti a cause facilmente identificabili, mentre in altre la
causa sottostante resta oscura. Sebbene molto meno comuni delle malattie delle
vie aeree come la BPCO, le malattie polmonari interstiziali
costituiscono un importante gruppo di malattie associate a sintomi invalidanti
ed ad un rapido deterioramento clinico. I termini polmonite ed alveolite sono
usati di frequente per descrivere il processo flogistico che coinvolge le
cellule alveolari in molte malattie interstiziali. In alcune di queste malattie
un'anomala disposizione del collagene segue il processo flogistico acuto, in
maniera tale che il termine fibrosi polmonare è usato quasi in maniera
intercambiabile con quello di malattia polmonare interstiziale.
Classificazione eziologia. È conveniente e clinicamente corretto
dividere la fibrosi polmonare diffusa in due grandi categorie: quella ad
eziologia nota, che rappresenta circa un terzo dei casi, e quella ad eziologia
ignota. Man mano che le procedure diagnostiche diventano più sensibili e
specifiche, l'ultimo gruppo dovrebbe diventare meno comune. Nel gruppo da cause
conosciute, si possono ancora distinguere tre grandi sottogruppi di fibrosi polmonare
interstiziale:
1. quello determinato da granulomi estesi
2. quello determinato da essudati polmonari cronici
3. quello dovuto a polveri fibrogene inorganiche.
Diverse
entità patologiche contribuiscono ad ogni sottogruppo e sono elencate nella
tabella 75.1. Dopo l'esclusione delle forme da causa conosciuta,
rimane un vasto gruppo di malattie polmonari interstiziali fibrotiche (tab. 75.2). In questo gruppo vi sono malattie con
caratteristici aspetti istopatologici, che sono diventate note sotto gli
pseudonimi di: fibrosi polmonare idiopatica (FPI), fibrosi interstiziale
diffusa da causa ignota, e alveolite criptogenetica fibrotica (ACF). La
sindrome di Hamman-Rich, è un entità morbosa rarissima, e caratterizzata da
omogeneità temporale della patologia, con una forma fibrotica, rapidamente
progressiva di FPI. In questo capitolo si userà il primo di questi sinonimi,
fibrosi polmonare idiomatica (FPI) Dapprima saranno considerati alcuni
aspetti della fibrosi polmonare diffusa comuni a tutte le malattie fibrotiche,
senza tener conto della causa, e poi le singole malattie saranno discusse di
volta in volta in base a patogenesi, storia clinica, fisiopatologia, diagnosi,
e terapia.
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Tabella 75.1
Malattie polmonari Interstiziali a causa conosciuta Granuloma
polmonare esteso Sarcoidosi (•) Berilliosi Alveolite
allergica estrinseca Essudati
polmonari cronici Edema
polmonare cardiogeno cronico Inalazione di
gas, fumi e vapori Reazioni ai
farmaci Radiazioni Uremia Polmoniti
virali, batteriche, fungine, parassitarie Inalazione di polvere
inorganica fibrogenica Amianto Silice Talco
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Tabella 75.2
Malattie polmonari Interstiziali a causa sconosciuta Fibrosi polmonare idiopatica (alveolite
fibrosante criptogenetica) e varianti istologiche (PIC, PID, PIG, PIL) Malattie del collagene e autoimmuni Vasculiti sistemiche Granuloma eosinofìlo Malattia polmonare eosinofila Linfangioleiomatosi Disturbi ereditari PIC: Polmonite interstiziale comune, PID:
polmonite interstiziale desquamativa, PIG: polmonite interstiziale a cellule gicanti, PIL: polmonite interstiziale linfoide. Iinfoide |
Segni
radiografici
La
distribuzione radiografica della malattia interstiziale nel polmone è spesso
caratteristica della patologia di base La fibrosi polmonare nel lobo superiore
si osserva nella silicosi e nella spondilite anchilosante. Le reazioni
granulomatose osservate nella sarcoidosi, sono di solito distribuite
uniformemente in tutto il polmone, ma, quando si stabilisce una fibrosi
cronica, a nota spesso una predilezione per i lobi superiori Una fibrosi,
preferibilmente nel lobo inferiore si osserva nell’asbestosi, nella FPI, nella
fibrosi associata a sclerodermia, nell’artrite reumatoide e nel lupus
eritematoso sistemico e nelle reazioni a farmaci tossici. Questi ultimi esempi
in accordo con il fatto che la perfusione sanguigna è maggiore nelle regioni
inferiori del polmone, sono prove di un fattore eziologico di origine ematica,
sia esso un immunocomplesso circolante od un farmaco tossico. La fibrosi da
asbestosi e la FPI si riconoscono perché risparmiano le regioni polmonari
centrali, sicché si realizza un coinvolgimento periferico e subpleurico molto
più vasto. Radiograficamente, la malattia polmonare interstiziale può assumere
diverse forme, manifestandosi variamente come opacità reticolari, nodulari o
reticolonodulari, dense masse fibrotiche o cicatrici lineari. Un quadro
reticolare compare come fini ombre lineari distribuite irregolarmente spesso
formanti anelli sottili che racchiudono spazi aerei. Un quadro nodulare
consiste di opacità multiple, di solito rotonde di varie dimensioni, da meno di
1 mm a più di 10 mm Un quadro
reticolo-nodulare comprende entrambe le componenti. Alcune malattie
interstiziali producono un aspetto a superficie vetrosa in cui i campi
polmonari sono di radiodensità aumentata con fini granulosità. Tardivamente, in
certe malattie polmonari interstiziali, i campi polmonari assumono un aspetto
ad alveare, in cui sono osservabili molte ombre ad anello tra 5 e 8 cm di diametro, con
pareti sottili da 0,5 ad 1 mm. Alcuni autori descrivono le
modificazioni radiografiche in termini di quadri interstiziali ed aerei. Questa
descrizione presume una correlazione ideale tra l'aspetto radiografico e le
variazioni istologiche. La descrizione delle ombre reticolari o nodulari,
comunque, non è basata su questo assunto. La fibrosi del lobo superiore, con
perdita di volume polmonare può innalzare la piccola scissura orizzontale e se
si verifica una contrattura unilaterale, causa la deviazione della trachea. La
fibrosi del lobo inferiore può essere accompagnata da una progressiva
elevazione del diaframma e da una perdita di volume polmonare. In qualsiasi
regione del polmone si possono sviluppare bolle enfisematose, che sono
comunemente segno di silicosi o di sarcoidosi avanzata. La maggior parte dei
pazienti presenta brevità del respiro durante gli esercizi fisici che, con la
progressione della malattia, si palesa perfino a riposo. Il grado di dispnea
può essere estremo e non proporzionato alla gravità delle modificazioni
radiologiche. L'opposto può essere osservato nella sarcoidosi, in cui,
nonostante gli impressionanti cambiamenti radiografici dei polmoni, la dispnea
può essere minima. Una tosse secca e non produttiva è un sintomo frequentemente
associato e spesso d'esordio. Sintomi sistemici aspecifici, come affaticamento
e la perdita di peso, possono essere osservati in circa la metà di casi di
malattie polmonari interstiziali. La febbre può essere presente, specialmente
nei casi acuti e rapidamente progressivi di FPI, proteinosi polmonare alveolare
e nelle malattie del collagene. I sintomi respiratori dovuti a una compromissione
interstiziale dei polmoni possono essere caratteri d'esordio di malattie del
collagene come artrite reumatoide o la sclerodermia. In queste malattie comunque, i sintomi correlati ad altri
sistemi, come artrite, rash cutanei o anemia, sono di solito dominanti e
precedono i sintomi respiratori.Una globale ed attenta anamnesi sociale,
lavorativa e farmacologica è essenziale, se si deve riconoscere una malattia
polmonare interstiziale assodata all'esposizione a polveri organiche o non e a
certi farmaci. L'esame obbiettivo rivela spesso una respirazione rapida e poco
profonda, con il reclutamento di muscoli accessori negli stadi più tardivi
della fibrosi polmonare. L'ippocratismo digitale, che in alcuni casi può
precedere lo sviluppo dei sintomi respiratori, suggerisce fortemente FPI,
asbestosi o la coesistenza di malattie quali il carcinoma broncogeno o le
bronchiectasie. L'ascoltazione del torace nei pazienti con FPI rivela
tipicamente fini crepitazioni predominanti alle basi. In alcune malattie polmonari
interstiziali, i reperti auscultatori polmonari possono essere poco importanti
od apparire solo tardivamente sotto forma di sibili o ronchi indicanti un
interessamento delle vie aeree. Lo sviluppo di un cuore polmonare di solito è
una manifestazione di malattia polmonare in fase terminale ma può essere
presente in fasi più precoci della sclerodermia o nelle malattie del collagene,
in cui l'interessamento dei vasi polmonari è un importante aspetto del processo
patologico.
Senza
una particolare specificità per l'agente patogeno, la risposta del polmone al danno segue un disegno ben riconoscibile
Si possono presentare diversi stadi nello sviluppo della fibrosi polmonare a
cominciare da una alveolite acuta caratterizzata da un aumento del numero dei
macrofagi alveolari e dei linfociti nell'interstizio polmonare (fig 75.1) In base alla cronicità dell'infiammazione
interessante il polmone o all'efficienza dei meccanismi di difesa del polmone,
l'alveolite acuta può progredire in una forma cronica di alveolite
caratterizzata da un danno al pneumocita di I tipo con proliferazione di pneumociti
di II tipo. La continuità degli strati della membrana
basale tra il pneumocita e la cellula capillare endoteliale, sembra essere
essenziale per il mantenimento della normale architettura alveolare durante un
successivo processo di guarigione. Quando il processo infiammatorio continua,
si verifica fibrosi polmonare con quantità, tipi e distribuzione di fibre
collagene anormali, fibre che sono prodotte dai fibroblasti attivati. Lo stadio terminale del polmone
è caratterizzato dalla completa perdita della normale struttura alveolare. In
tutto il polmone malato appaiono degli spazi cistici non funzionanti. Questo
stadio, è il punto di arrivo comune a molti processi infiammatori
interstiziali.
Figura 75.1 Decorso e sviluppo della fibrosi
polmonare.
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INSUFFICIENZA RESPIRATORIA IPPOSSIMIA E
CUORE POLMONARE |
E
tipico un restringimento di tutti i volumi polmonari con la riduzione della capacità vitale (CV),
della capacità funzionale residua (CFR) e della capacità polmonare
totale (CPT), sebbene il volume residuo (VR) possa essere meglio
conservato. Ripetute misurazioni dei volumi polmonari e della diffusione di CO
(DLCO) possono essere usate per controllare la progressione della
malattia. Sono stati proposti per l’identificazione dei disturbi iniziali test
più sensibili, come, per esempio, la differenza dell'ossigeno alveolo-arterioso
[P(A-a)02:] durante l'esercizio, ma, probabilmente, essi
offrono scarsi vantaggi rispetto alle semplici misurazioni spirometriche dei
volumi in una malattia già stabilita. E chiaro che si può osservare ostruzione
delle vie respiratorie nella fibrosi polmonare interstiziale. Per esempio,
nella sarcoidosi in fase avanzata, nel 25% dei pazienti si può avere un
rapporto tra volume espiratorio forzato a 1 sec e capacità vitale forzata (FEV
1,o/CVF%) ridotto. I test della funzione delle piccole vie aeree (tasso di
flusso espiratorio a bassi volumi polmonari e la pendenza del plateau della
concentrazione dell'azoto espirato durante la III fase del washout dell'azoto di un singolo
respiro), possono essere anomali negli stadi iniziali di molte malattie
polmonari fibrotiche, compresa l'asbestosi, la pneumoconiosi del minatore e la
polmonite da ipersensiblità. Di solito, col progredire della riduzione dei
volumi polmonari segue un danneggiamento della capacità di diffusione del
monossido di carbonio (DLCO). Inizialmente si pensava che questo fosse
solo un fenomeno di blocco alveolo-capillare; comunque, i disturbi della
distribuzione ventilatoria dovuti a coinvolgimento delle vie aeree
probabilmente costituiscono il difetto più osservato. Analogamente,
l'ipossiemia arteriosa è il risultato di un cattivo rapporto
ventilazione/perfusione con una componente minore di blocco alveolo-capillare.
Un aumento dell'elasticità ed una diminuzione della compliance dei polmoni sono
segni tipici della fibrosi polmonare. Una parte dell'aumento dell'elasticità,
tuttavia, è attribuibile ad una diminuzione del numero degli alveoli ed alla
conseguente perdita di volume polmonare. I gas arteriosi di solito mostrano
riduzioni della PaO2, con associate riduzioni della PaCO2; un
PH normale o una lieve alcalosi respiratoria e un aumento della P(A-a)02.
Sebbene un'ipossiemia severa possa essere osservata negli stadi più tardivi di
malattia polmonare interstiziale, può essere anche presente nelle fasi iniziali
di alcune di esse, come la proteinosi alveolare polmonare, la sindrome di
Goodpasture e l'esposizione acuta a fumi tossici. I pazienti con fibrosi
polmonare hanno molti atti ventilatori al minuto, a riposo e durante esercizio,
che danno luogo ad un anormale abbassamento della PaCO2; arteriosa.
Questa iperventilazione si verifica malgrado un aumento del lavoro meccanico
necessario per la minore elasticità del polmone fibrotico. E stato suggerito
che il più alto livello di ventilazione sia dovuto ad un aumento degli impulsi
afferenti che partono dal polmone o dai muscoli respiratori. I recettori di
stiramento od i recettori J possono invilupparsi nel tessuto fibroso oppure un
inappropriato rapporto lunghezza/tensione con le giunture dei muscoli può
svilupparsi a causa della ridotta compilarne polmonare. L'aumento dell'attività
afferente trasmessa al cervello stimola i centri respiratori e aumenta
l'attività del sistema nervoso efferente. Questo aumento causa
un'iperventilazione che può contribuire alla sensazione di dispnea che è
avvertita da questi pazienti.
L'associazione fra fibrosi
polmonare, disturbi autoimmuni e malattie collagene-vascolari ha suggerito che
anticorpi circolanti non specifici di un organo possano essere coinvolti come
agente causale. Il fattore reumatoide può
essere presente in percentuali significative in malattie quali la pneumoconiosi
del minatore (dal 30 al 40% dei casi. Con fibrosi massiva progressiva) e
la fibrosi polmonare idiopatica (15% dei casi) e ha posto degli interrogativi
riguardo all'esatto rapporto esistente fra meccanismi immunologici e fibrosi
polmonare. Autoanticorpi, in particolare il fattore antinucleare, sono stati
dimostrati in percentuali aumentate in associazione a fibrosi polmonare
idiopatica (40% dei casi), asbestosi (25% dei casi),
pneumoconiosi del minatore con fibrosi massiva (74% dei casi) e silicosi (40% dei casi).
Sebbene le percentuali del fattore antinucleare siano circa un decimo di quelle
trovate nelle malattie del collagene, esse sono significativamente più alte di
quelle trovate in popolazioni normali. Queste scoperte ed altri dati
sperimentali suggeriscono che gli anticorpi non organo-specifici possano sia
avere un ruolo causale nelle malattie riconosciute come autoimmuni che accelerare
la progressione della fibrosi nelle altre malattie interstiziali.
Grandi granulomi. Sarcoidosi: la sarcoidosi è caratterizzata dalla presenza di granulomi a
cellule epiteliali non caseosi in molti sistemi d'organo, dei quali uno dei più
frequentemente interessati è il polmone. Ulteriori dettagli sugli aspetti
polmonari ed extrapolmonari della sarcoidosi si trovano nel capitolo 77.
Berilliosi. L'inalazione di
berillio come metallo o come sale può causare una polmonite chimica acuta (berilliosi
acuta) o una reazione granulomatosa cronica di tipo sarcoide (berilliosi
cronica).La maggior parte dei casi registrati comparve tra il 1943 ed n
1955 quando il berillio veniva usato estesamente nella manifattura di luci
fluorescenti. Oggi la maggior parte dei casi è collegata all'uso di berillio in
aviazione e nelle industrie ad energia nucleare. I dati disponibili indicano
che una reazione d'ipersensibilità è responsabile del processo infiammatorio
attivo. La berilliosi acuta è caratterizzata da un grave edema polmonare. Gli
alveoli sono pieni di coagulo fibrinoso e di un essudato ricco di
polimorfonucleati. Le pareti alveolari sono piene di cerule plasmatiche, linfociti
e depositi di proteine.Il processo di guarigione, annunziato dalla
proliferazione dei macrofagi alveolari, di solito progredisce con gradi diversi
di fibrosi interstiziale. La
berilliosi cronica è caratterizzata dallo sviluppo di grandi granulomi polmonari
che sono indistinguibili da quelli della sarcoidosi. Oltre ad una terapia di
supporto con O2, dovrebbero essere somministrati cortisonici non appena è
diagnosticata una berilliosi, sebbene una piccola proporzione di casi possa non
rispondere, sviluppando una fibrosi progressiva. La terapia può dover essere
continuata a lungo, come per la sarcoidosi. Le misure di prevenzione rimangono
gli aspetti più importanti nel controllo di questa malattia.
Alveolite allergica estrinseca: in alcuni individui, l'inalazione di
polveri organiche provenienti dall'ambiente familiare o di lavoro da luogo a
reazioni di ipersensibilità negli alveoli. In contrasto con la risposta
allergica delle vie aeree asmatica mediata da una reazione immune immediata di
tipo I o da anticorpi non precipitanti, l'alveolite è mediata da una
reazione di anticorpi precipitanti (tipo III). Le due reazioni, tuttavia, coesistono
nello stesso individuo. Come la sarcoidosi e la berilliosi, questo gruppo di
alveoliti allergiche, provoca reazioni granulomatose nel polmone.Una
trattazione completa di questo argomento è contenuta nel capitolo 78.
Essudati polmonari cronici: Edema polmonare cronico. L’accumulo di liquido nell’interstizio
polmonare, negli spazi perivascolari, nei linfatici ed infine negli spazi
alveolari può svilupparsi dopo aumenti della pressione capillare intracapillare
(edema polmonare cardiogenico) o dopo un cambiamento della permeabilità
capillare polmonare (edema polmonare non cardiogenico). L'edema polmonare
cardiogenico è una ben nota complicanza dell'insufficienza ventricolare,
sinistra o della malattia della valvola mitrale. L'edema polmonare non
cardiogenico può essere visto come il risultato di una vasta gamma di danni
tossici al polmone, compresi gas e vapori inalati, farmaci, tossine batteriche e radiazioni. L'esposizione cronica a questi
agenti può alla fine condurre alla fibrosi polmonare. L'edema polmonare è
discusso nel capitolo 70.
Gas, fumi e vapori inalati: Esempio di agenti inalati noti per
produrre malattie polmonari interstiziali sono elencati
nella tabella 75.3.
Ossigeno: l’effetto tossico di alti livelli di
ossigeno sui polmoni di neonati e adulti è ben riconosciuto. La maggiore
conoscenza della tossicità da O2, ha portato a una maggiore
attenzione circa il controllo della soniministrazione di O2,
Sebbene la maggior parte delle osservazioni di tossicità sia stata correlata
all'uso di O2, al 100%, è probabile che perfino livelli
moderati di O2, (50-(6O%) siano tossici. L'esperienza clinica
indica che l’-02, a concentrazioni del 40% o meno è raramente
tossico. Danni" ai pneumociti di I tipo e proliferazione di pnumociti di II tipo sono le
manifestazioni iniziali di tossicità Lo sviluppo di un'emorragia intralveolare,
la formazione di' una membrana ialina e la proliferazione fibroblastica negli spazi
aerei alveolari e interstizio portano a fibrosi polmonare. La proliferazione
dei capillari alveolari può essere considerata un equivalente della
proliferazione dei capillari retinici osservata nella fibroplasia
retrolenticolare del neonato I caratteri patologici della tossicità da O2, sono molto simili a quelli osservati
nella polmonite da raggi, particolarmente per quanto riguarda effètti sulle
cellule endoteliali. Non è chiaro il meccanismo che determina la tossicità
dell'ossigeno, ma si è visto che l'ipossiemia interferisce con la produzione di
fosfato ad alta energia (ADP, ATP) È stato suggerito che una riduzione dei
processi metabolici dei pneumociti di tipo II, ad esempio, possa
compromettere la produzione del surfactante e le funzioni riparative di queste
cellule. La fagocitosi da parte di macrofagi alveolari può essere pure
compromessa. L'interesse si è localizzato sul ruolo dei radicali liberi
superossido, che sono generati in presenza di iperosia e sono in grado di
distruggere l'integrità delle membrane cellulari. Studi su animali hanno
dimostrato una tolleranza da adattamento all'iperossia in risposta ad
incrementi graduali della concentrazione di O2, inalato. Tale
adattamento è probabilmente dovuto a un'aumentata disponibilità di superossido dismutasi,
che riduce la tossicità dei radicali superossido. Interazioni sinergiche sono
state osservate tra la tossicità da O2; ed altri agenti lesivi come
l'erbicida paraquat, radiazioni e bleomicina. Una maggiore attenzione ai rischi
potenziali di tossicità dell’O2, ha portato a un approccio più
critico alla prescrizione dell’ossigenoterapia. Sia nella sindrome da membrane
ialine dei prematuri che nell'ARDS, l'utilizzazione di un tubo endotracheale e
l'applicazione di una pressione positiva continua nelle vie aeree ha permesso,
correggendo lo squilibrio V/Q, di impiegare concentrazioni di.O2,
inspirato molto inferiore. I cortisonici sono stati prescritti nei casi di
sospetta tossicità da O2, sebbene i benefici di un tale trattamento
non siano comprovati.Gas come il cloro e l'anidride solforosa sono estremamente
irritanti e causano un edema polmonare acuto, se presenti nell’atmosfera a
concentrazioni abbastanza alte. Raramente
l'esposizione a lungo termine a cloro od anidride solforosa può causare
una fibrosi cronica. Una prolungata esposizione a bassi livelli di CI ed SO2, può anche indurre una
disfunzione polmonare che può essere
evidenziata con i test di funzionalità polmonare.
Altri vapori: Vapori di diisocianuro di toluene prodotti durante la manifattura
di poliuretani possono indurre una
bronchite ed un asma acuti. Con esposizioni croniche a bassi livelli si
possono sviluppare una polmonite interstiziale e perfino una fibrosi polmonare.
Aerosol di sonato di rame usati m viticoltura per sopprimere le infezioni
(fungine, provocano una reazione granulomatosa interstiziale probabilmente su
base immunologica.
Tabella 75.3 esempi di agenti inalati
che causano malattie polmonari interstiziali
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Stato
fisico Gas: Fumi: Metallici: Vapore: Aspirazione: Aereosol |
Agente Ossigeno. Cloruri. Biossido di zolfo. Ossidi di
zinco. Manganese,
carminio. Ferro e
nichel. Mercurio. Resine
termoindurenti. Diisocianato
di toluetene. Lipidi, Acidi
gastrici. Piretro |
Fonte Somministrazione Terapeutica. Incidenti
industriali. Sulfurei. Saldatura,
fusione e Galvanizazione. Esposizione
accidentale. Industria
della gomma. Poliuretano e
gomma sintetica. Cultura e
gocce nasali. Insetticidi |
Grassi. Oli di origine minerale, vegetale o animale possono essere inalati,
inducendo una malattia polmonare interstiziale spesso detta polmonite lipoide
esogena (V.cap. 73).
Aspirazione dei succhi gastrici (sindrome di mendelson) L’aspirazione nei polmoni di acidi gastrici provoca un edema
polmonare acuto con conseguenti ipossiemia acuta e ARDS (V. cap. 73)
Fumi metallici. L'inalazione
di vapori di mercurio provoca disturbi acuti sistemici, come dolore addominale,
diarrea e sintomi a carico del SNC. La tossicità respiratoria si
estrinseca in severe tracheiti, bronchiti e polmoniti.gli ossidi di manganese generati durante la manifattura
delle batterie a secco producono pure un'irritazione del tratto respiratorio
superiore e polmonite che, con l'esposizione cronica può portare a una fibrosi
polmonare.
Reazioni
Indotte da farmaci. Reazioni avverse da
farmaci che provocano una significativa morbidità e mortalità sono presenti in circa il 10% dei pazienti ospedalizzati sotto terapia.Una
parte di queste reazioni avverse interessa i polmoni colpendo sia le vie aeree
che il parenchima. Numerosi farmaci, in particolare antibiotici come penicillina, tetraciclina
eritromicina e cefaloridina, sono assodati ad una risposta asmatica e non
saranno ulteriormente considerati in questo contesto. L’interessamento del
parenchima polmonare può assumere forme diverse, incluse alveoliti acute o
croniche polmoniti eosinofile e da ipersensibilità e reazioni granulomatose. Le malattie interstiziali indotte da farmaci si presentano molto spesso
in maniera insidiosa, con il paziente che si lamenta di tosse e dispnea. Questi
sintomi si possono sviluppare rapidamente, se vi è una reazione infiammatoria acuta nel polmone. La radiografia del torace di solito
rivela infiltrati interstiziali ed i test fisiologici di funzionalità polmonare
dimostrano alcuni gradi di restrizione polmonari e difetti associati nello
scambio e nella diffusione dei gas.Queste
modificazioni non sono specifiche ed ulteriori indagini, possibilmente
culminanti con una biopsia polmonare possono essere richieste per la
formulazione della diagnosi. Perfino quando si sospetta una pneumopatia indotta
da farmaci, è spesso difficile stabilire una relazione causale, perché la
malattia sottostante per la quale il farmaco è stato prescritto può causare
essa stessa una malattia interstiziale, come nel caso degli agenti citotossici usati nel trattamento dei disordini
linforeticolari. Non si
dovrebbe comunque risottoporre il paziente al trattamento con il particolare
farmaco sospettato per confermare la diagnosi di pneumopatia indotta da
farmaci. Un elenco di farmaci
che causano malattie polmonari interstiziali è riportato nella tabella 75.4. Numerose categorie di farmaci sono
frequentemente implicate nella genesi di malattie polmonari interstiziali e i
più importanti saranno esaminati individualmente.
Agenti
citotossici ed immunosoppressori. Il gruppo dei
farmaci citotossici immunosoppressori è fra quelli più frequentemente implicati
nelle malattie polmonari indotte da farmaci.
Bleomicina. La bleomicina può
indurre una fibrosi polmonare nel 5-10% dei pazienti che la ricevono, sebbene
alcune statistiche abbiano riportato un'incidenza quasi fino al 50%.
L’incidenza delle malattie interstiziali è dose dipendente ed è rara con una
dose totale inferiore ai 50 mg. La via di somministrazione sembra avere poca o
nessuna importanza sulla comparsa della pneumopatia, sebbene vi possa essere
qualche indicazione che l’infusione continua di bleomicina sia meno tossica dei
boli endovenosi. La tossicità può essere aumentata da precedenti trattamenti
con bleomicina, da un’insufficienza renale indotta dalla stessa (che viene
eliminata per via renale) e dalla combinazione con altri agenti citotossici, da
una radioterapia applicata ai campi polmonari e da una concomitante
somministrazione di O2. I caratteri istologici della
fibrosi indotta da bleomicina e da busulfano sono virtualmente indistinguibili.
Emorragie ed essudati fibrinosi con occasionale ialinizzazione sono osservati
entro lo spazio aereo alveolare. Gli pneumociti di tipo I contengono bizzarri
nuclei ipercromatinici e l’interstizio è infiltrato da linfociti,
plasmacellule, eosinofili e fibroplasti; si possono riconoscere aree di fibrosi
dense ed organizzate.
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Tabella 75.4 Farmaci che possono essere causa di malattie polmonari interstiziali |
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Agenti citotossici e immunosoppressori. Bleomicina Busulfano
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Antimicrobici Eritromicina Etionamide Griseofulvina Isoniazide |